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FDCP, La forza del dialogo
La questione Acea
Categories: Attualità, Politica
Mario Baccini

Mario Baccini

La questione Acea, che oggi riempie le pagine dei quotidiani, si trascina ormai da due anni. Da quando il sindaco di Roma ha deciso di vendere le quote della azienda che cura la gestione del servizio idrico della capitale. Era il 25 gennaio 2010 quando Alemanno rilascia a “il Sole 24 Ore” un’intervista in cui si legge: “valuteremo di avviare il processo di privatizzazione entro l’anno”.

L’idea sfrutta sostanzialmente la conversione in legge del cosiddetto decreto Ronchi (Dlg 135/09) che prevede la privatizzazione di un bene pubblico come l’acqua e il definitivo passaggio della gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, alle società private. Da qui nasce la possibilità di vendere quote dell’Acea per monetizzare e risanare il bilancio capitolino in costante perdita. Il problema è di duplice natura: in questo momento storico le azioni renderebbero meno del loro effettivo costo e valore, quindi equivarrebbe a svendere Acea a danno non solo dei cittadini ma di tutti gli altri azionisti, inoltre un bene pubblico come l’acqua non può essere affidato ad una società di privati, visto che è necessario rispettare anche la volontà popolare dei cittadini italiani che con un referendum hanno espresso la loro contrarietà a qualsiasi forma di privatizzazione dell’acqua.

A questo punto la mia proposta, presentata con odg in Parlamento e in commissione bilancio, è stata di sollecitare l’acquisto del 20% delle quote che il Comune intende mettere in dismissione, dalla cassa depositi e prestiti dello stato, come avvenuto anche per la SNAM proprio nei giorni scorsi. L’idea pare avere incontrato anche il parere favorevole del Sindaco, adesso solleciteremo la fattibilità della cessione affinché i cittadini romani vedano garantiti i loro diritti. A questo punto non bisogna più girare intorno al problema ma bisogna attivare la cassa depositi e prestiti. Eventualmente convince anche l’idea dei consiglieri comunali e dell’assessore Aurigemma di chiedere un prestito alla stessa Cassa perché il comune possa tenere le azioni e venderle nel momento in cui il mercato sarà favorevole, così da non drogare il mercato e svendere Acea. Inoltre mi stupisce che il Pdl romano dia vita a incontri sul tema senza coinvolgere tutte le realtà politiche presenti nel partito probabilmente prevale più l’idea di incontri tra ‘amici’ che il rilancio del dialogo interno. “Affari loro”.

Concordo col sindaco che la questione Acea può tracciare uno spartiacque tra chi difende la versione dei cittadini che considerano acqua un bene irrinunciabile e incedibile e chi invece vuol vendere a prezzi di immediato realizzo. Su questo tema se il sindaco deciderà di dimettersi non potremo biasimarlo.

Mario Baccini

presidente Cristiano Popolari

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