Federazione dei Cristiano Popolari
FDCP, La forza del dialogo
L’IDENTITA’ GOLOSA DEL PRODOTTO ENOGASTRONOMICO MADE IN ITALY
Categories: Cultura, Società

Federazione dei Cristiano Popolari: Tony May, proprietario del “SD26 Restaurant & WineBar” di New York è impegnato da sempre nel far conoscere le eccellenze culinarie dell’Italia negli USA.
Partendo da una riflessione di Paolo Marchi, letta nel suo seguitissimo blog “Identità golose”, questo ristoratore italo-americano ci ha consegnato un’ interessante riflessione sulla diffusione dei prodotti enogastronimci italiani nel mondo e sulla necessità di ottenere un appoggio deciso da parte di enti ed istituzioni nazionali preposti alla corretta diffusione dei sapori italiani.
La critica di Tony May vuole essere un incitamento costruttivo al migliorare le politiche delle istituzioni rappresentative del settore enogastronomico italiano all’estero, consapevole del valore non solo economico ma anche identitario del “made in Italy”. Qui di seguito pubblichiamo una sua interessante riflessione sull’argomento.

“Paolo Marchi, nel suo blog, si meraviglia che non ci siano vini Italiani nelle liste dei ristoranti da lui recentemente visitati in Belgio.Negli Stati Uniti abbiamo problemi dello stesso tipo, ma ancor più marcati nel campo della cucina. Quel che salta all’occhio, in entrambi i casi, è la latitanza degli enti e delle istituzioni che dovrebbero salvaguardare la conoscenza, l’immagine e gli interessi dei prodotti agroalimentari, dell’economia, della cultura e delle tradizioni gastronomiche italiane nel mondo. Le iniziative sono poche, inconsistenti e molto confuse. In genere sono promosse da enti, consorzi, camere di commercio, associazioni che hanno in comune una sola cosa: la più totale ignoranza del mercato statunitense. I loro progetti sono creati in Italia e messi in atto negli USA all’insegna di una mentalità e di una logica di mercato e di comunicazione che si rivelano sbagliate in un mercato che non conoscono.
L’Italia, ha bisogno di programmi di marketing dotati di solidi finanziamenti e caratterizzati dalla continuità. Questo per potere mantenere quella significativa quota di mercato per la maggior parte creata dagli emigranti venuti negli USA nel dopoguerra, oggi messa a rischio anche da un nuovo ed imprevisto atteggiamento della stampa americana, influenzata dalle pressioni di altri attori della scena internazionale, quali Francia, Spagna, Portogallo, Chile, Marocco, tutti tesi a soppiantare il forte ruolo della presenza italiana, soprattutto nel campo agroalimentare.

L’elemento più evidente e inaccettabile di questo nuovo trend è l’atteggiamento dei critici gastronomici dei più importanti quotidiani e periodici americani secondo i quali oggi i migliori ristoranti italiani in USA hanno in cucina uno chef nato in America! Benchè mi senta lusingato dal fatto che questa nuova generazione di chef americani abbia dedicato la sua carriera professionale per acquisire e trasmettere ai propri clienti una più approfondita conoscenza del cibo e dei vini italiani, mi rendo anche conto che così facendo, questi nuovi chef, stanno utilizzando in modo atipico i nostri prodotti con il risultato di dare vita a un nuovo profilo gustativo e a nuovi sapori che nulla hanno da spartire con il tradizionale gusto italiano.
Come si identifica un piatto come “italiano”? E’ italiano perché lo chef ci dice che è italiano? Oppure è italiano perché noi riconosciamo in esso il gusto e i sapori delle  tradizioni gustative Italiane e di una cucina che ci ha accompagnato per tutta la nostra vita? L’evoluzione di una cucina nasce nell’ambito delle tradizioni, non dalla sfrenata creatività di un singolo individuo. In più, può l’evoluzione di una cucina originare in un paese straniero?
Da questo ne consegue che molti ristoranti di cucina italiana proposta da chef americani sono forse degli ottimi ristoranti ma non sono “ristoranti italiani”; piuttosto sono “americani” o al massimo, “italo-americani”. E questo è un dato condiviso anche da molti autorevoli chef americani e colleghi ristoratori i quali ci tengono ad affermare che i loro ristoranti sono “americani” e non “italiani”.
I critici gastronomici americani evitano di prendere atto anche di queste autorevoli, osservazioni, sostenendo che la perdita di autenticità non è un fattore importante. Certo è facile, e forse anche conveniente, sottovalutare l’autenticità del gusto, soprattutto se non lo si ritiene un fattore importante in quanto non lo si riconosce o non lo si capisce. Questa situazione sta danneggiando non solo l`immagine dei veri – autentici ristoranti Italiani in America ma anche l’ immagine del prodotto agroalimentare italiano. Mi chiedo allora se, dato la poca importanza che si attribuisce all’autenticità, sia giusto imitare i prodotti alimentari Italiani negli USA. Molti chef e giornalisti americani hanno scritto articoli in diversi giornali, ma il soggetto non e mai stato esaminato da nessun Italiano; un chiaro sintomo del nostro sottrarci al dibattito?
Recentemente, la rivista “Travel & Leisure” ha pubblicato una classifica dei 20 migliori ristoranti italiani in America: di quei venti solo un ristorante ha uno chef italiano (Chessa di Valentino’s).Resto dell’opinione che Micheal White, Andrew Carmellini, Mario Batali, Scott Conant, Paul Bartolotta, Mark Vetri, la maggior parte dei quali miei ottimi amici e grandi professionisti nel loro campo, non possano ottenere risultati di vera autenticità gustativa italiana in confronto a chef quali Odette Fada, Fortunato Nicotra, Matteo Bergamini, Francesco Antonucci, Roberto Donna, Sandro Fioriti, Cesare Casella, Iacopo Falai, Gino Angelini, Theo Schoenneger, Celestino Drago, Nicola Chessa, Luciano Pellegrini, Nicola Mastronardi, Vito Gnazzo e molti altri professionisti italiani che operano negli Usa.
Quindi quale è la conclusione? Io credo che il consumatore debba essere aiutato a comprendere la differenza che corre tra un autentico ristorante Italiano, e un ristorante Italo-Americano, in modo da poter fare delle scelte ragionate sul tipo di cucina Italiana cui desidera accedere. Nella nostra condizione di emigranti italiani noi combattiamo ogni giorno, senza mostrare cedimenti, per salvaguardare la nostra identità senza la quale perderemmo l’orgoglio per le nostre origini”.

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