Federazione dei Cristiano Popolari
FDCP, La forza del dialogo
GIUSEPPE FIORE: QUELLO CHE NON DICE IL PD SUL PROGRAMMA SANITA’

Federazione dei Cristiano Popolari: Giuseppe Fiore, candidato per la Federazione con i Cristiano Popolari nel Lazio, consegna alle nostre pagine un’interessante riflessione sul programma sanità presentato dal Pd e soprattutto, su quello che sembra lasciare in ombra nel manifesto programmatico reso noto in questi giorni.

-È stato presentato il programma per la sanità del Pd.  E non c’è che dire, ad una prima lettura sembra cogliere perfettamente ogni aspetto da migliorare del Servizio sanitario nazionale. Ma, forse, proprio questo suo essere verosimilmente “perfetto” induce ad una sua visione più attenta. Ecco quindi alcuni temi che ‘mancano’ e i nodi che le linee guida del Pd per la prossima legislatura non sciolgono. La prima evidenza, che a dire il vero non sorprende, è l’assoluto silenzio sul mondo della farmacia (in tutto il programma non c’è traccia di parole come farmacia o farmacista). Saranno le ‘lenzuolate’ di Bersani del passato o il fatto che i ‘big’ dei farmacisti siano candidati per ogni partito tranne che per il Pd, ma ciò non giustifica l’assenza dei farmacisti nel programma della compagine che si avvia a governare il Paese. Lungi dall’essere difensore della categoria, ma in un programma dove non si è ‘negato’ un rigo a nessuno, questo silenzio, lascia quantomeno al lettore una certa curiosità ed evidenzia un disagio nelle relazioni tra le parti che induce a pensare in un futuro probabilmente rumoroso.

Ciò che invece sorprende e non si capisce, è come il Pd ritiene di trovare nuove risorse per il Ssn. Perché va bene gridare basta ai tagli (e meno male viene da dire, visto che come ci ricorda anche il programma stesso, per i prossimi tre anni già ce ne sono 30 legiferati e pronti a scattare, senza dimenticare l’incognita  dei 2 mld da reperire con nuovi ticket, misura introdotta da Tremonti e la cui intesa è da trovare entro l’anno altrimenti zac, taglio netto) ma non si può essere incoerenti tra una riga e l’altra e al contempo non cavare un ragno dal buco sulla domanda clou: “Come si trovano nuove risorse?”.  Per esempio, nel programma prima si legge che “E’ ormai evidente che la doverosa e condivisibile ricerca di maggiore efficienza, l’appropriatezza delle cure, l’innovazione, non possono dare i risultati finanziari attesi e pongono in crisi la sostenibilità del sistema”. E poi, poche righe sotto che “La ricerca di maggiori risorse non riduce comunque, per stare al passo con le nuove esigenze di cura e di innovazione, la necessità di affrontare il tema della sostenibilità del sistema attraverso un reale e profondo processo di riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Esistono indubbiamente sacche di spreco e inefficienze da aggredire con il criterio dell’appropriatezza, insieme a quello della valutazione e della trasparenza”. Ma come, prima non è sufficiente porre a efficienza il sistema e trasformare lo stesso nell’unico mezzo per trovare nuove risorse? Senza considerare che, stando alle dichiarazioni rilasciate pochi giorni fa da Paolo Fontanelli (responsabile dell’area sanità del Pd), nel corso di un incontro con la Fimmg, questo surplus di risorse da destinare al Ssn dovrebbe aggirarsi intorno ad un +0,4 punti di Pil, non proprio bruscolini. Pensare di recuperare circa 7 mld di euro con la sola lotta agli sprechi potrebbe considerarsi nella migliore delle ipotesi un eccesso di ottimismo o, a voler essere ‘cattivi’, una boutade elettorale tanto rassicurante nelle intenzioni quanto vaga nel merito.

 Quindi il dubbio è lecito, ma se anche il miglioramento delle performance, la lotta agli sprechi e quant’altro (che sono sempre benvenuti sia ben chiaro) non sono sufficienti e, inoltre, non si prevede di fare nuovi tagli, di imporre nuove tasse di introdurre nuovi ticket e per il finanziamento del Ssn si difende a testa alta la strada della fiscalità generale (anche se nel Pd c’è sempre chi strizza l’occhio alla sanità integrativa) non si capisce proprio da quale cilindro non ben identificato possano saltar fuori nuovi denari.  Inutile negarlo, sul punto si evidenzia come tra tante belle parole scarseggino le proposte concrete. Proposte concrete che sembrano invece non mancare in tutta l’ampia parte di programma che tratta nello specifico i vari comparti (Ospedali per intensità di cura, riforma del territorio, stabilità nelle politiche per l’industria del farmaco, limitare le scelte politiche nelle nomine in sanità e contrasto alla medicina difensiva, per citare solo le proposte più rilevanti). Peccato che siano sempre le stesse riforme e ricette che si tenta di realizzare da almeno un decennio (vedi per esempio il programma del Pd per le elezioni 2008). Ultimo aspetto, la riforma del titolo V dove anche il Pd evidenzia le ‘defaillance’ emerse in dodici anni e propone il ‘leit motif ‘ (ormai comune a molte forze politiche) per un rafforzamento del ruolo del ministero della Salute senza però spiegare come ciò si concretizzerà nei fatti (servirà mettere mano alla Costituzione? Basterà rivedere in sede di Patto  della Salute le regole per i Piani di rientro? O servirà ridare al Ministero della Salute il portafoglio?

Così, il Pd  se da un lato mostra un profilo ‘riformatore’ a salvaguardia del Ssn non sembra però avere le idee chiare (o forse manca il coraggio di osare un po’ di più?) su come affrontare alcuni nodi decisivi del sistema, recupero delle risorse in primis. E il rischio che quelle otto pagine di programma diventino ‘fogli onirici’ potrebbe essere più reale di quanto si pensi.-

Giuseppe Fiore

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