Federazione dei Cristiano Popolari
FDCP, La forza del dialogo
ITALIA: PAESE DI BARBARI?
Categories: Politica, Società

Federazione dei Cristiano Popolari: La temperatura aumenta anche nelle sale della politica mentre due nuovi casi salgono agli “onori” delle cronache e ci fanno intuire come l’Italia abbia bisogno non solo di una revisione dei conti ma anche di una “revisione di civiltà”.

Ultima ad essere scoppiata, la diatriba zoomorfa, innescata dal vicepresidente del Senato, il leghista Calderoli, che ha paragonato molto poco rispettosamente il ministro Kyenge a un orango, sembra ormai destinata a far vacillare la carica del leghista per il quale già a gran voce si chiedono le dimissioni.

La prima a replicare era stata proprio il ministro Kienge, vittima delle ridocole, ma non per questo meno irrispettose,  invettive di Calderoli: “Le parole di Calderoli non le prendo come un’offesa personale, ma mi rattristano per l’immagine che diamo dell’Italia”, ha replicato.

Le offese alla Kyenge, triste epilogo di altri due spiacevoli episodi subito riportati dai giornali come le minacce arrivate via facebook a Mara Carfagna e l’incendio che ha devastato il liceo Socrate, sono state l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso anche per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha parlato con grande indignazione, condannando moralmente questi atti che sembrano essere il sintomo diretto di un clima di odio e imbarbarimento civile che ha imperversato in Italia negli ultimi giorni.  A difendere il suo ministro offeso ci pensa che il premier Enrico Letta che bolla come “inaccettabili e oltre ogni limite” le parole del senatore leghista. Anche Alfano si è mostrato giustamente risentito pe run tale comportamento e ha espresso grande solidarietà “a nome del governo e del Pdl”. Ma alle richieste di dimissioni di Calderoli, richieste con insistenza a più voci, il vicepresidente  del sentato replica:  “Ho fatto una battuta magari infelice se la Kyenge si è offesa chiedo scusa, ma la mie parole erano inserite in un discorso più articolato di critica alla politica del ministro”. Calderoli fa sapere di aver invitato il ministro alla Berghem Fest  e fornisce una personale spiegazione del polverone sollevato per le sue dichiarazioni: “Non vorrei – dice – che si chiedano le mie dimissioni per evitare di parlare di possibili dimissioni di qualche ministro per la vicenda Ablyazov”.

Una vicenda, quella citata da Calderoli, sicuramente molto seria e spinosa che vede il nostro Paese  scivolare sul terreno diplomatico mentre l’operato del ministro degli Esteri Bonino e dell’interno Alfano sono messi in grave discussione e nel mirino di pesanti polemiche ormai internazionali.

La Farnesina si è detta subito estranea ai fatti affidando a una nota ufficiale la propria estraneità al grave incidente diplomatico: “Il ministero degli Esteri non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri dall’Italia né ha accesso ai dati relativi a cittadini stranieri ai quali sia riconosciuto da Paesi terzi lo status di rifugiato politico. Nessuna indicazione è stata fornita sui motivi della richiesta di informazioni sull’eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva”. Emma Bonino, non è per questo meno indignata: “Tutto quello che posso fare io, lo farò. Qualcuno però dovrà pagare, dovrà dire all’opinione pubblica “sì, sono stato io”.

Pessima la figura fatta dai nostri servizi secondo quanto dichiarato dalla Shalabayeva ad Alberto Pieri, ambasciatore ad Astana: “Credevo volessero a ucciderci. Continuavano a gridare in italiano. Erano 30, 35 persone vestite di nero: tra loro pure una donna che non mi lasciava mai sola”. Da lì all’ufficio immigrazione della questura. “Ci sono rimasta 15 ore, stremata e affamata. Ho raccontato la mia storia, quella del Kazakistan e di Nazarbaev, un dittatore che elimina i leader dell’opposizione. Mi hanno ascoltato con attenzione”. In serata la smentita della questura riguardo al trattamento denunciato dalla signora: “La Ablyazov non ha subito maltrattamenti nel blitz”.

La collera di Alfano, che ha passato gli ultimi tre giorni sotto una vera e propria gogna mediatica, questa volta è veramente alle stelle:” Salteranno molte capocce, si fermeranno molte carriere. Chi mi ha ingannato deve pagare”.  Ma la dichiarazione fatta dalla Bonino da molto a pensare sull’efficienza del ministero dell’interno che smebra non avere fatto nulla per recuperare la situazione precipitata: “Il due giugno, durante la Festa della Repubblica, dissi al ministro dell’Interno di seguire il caso Kazakistan di persona”.

 

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