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Crisi di governo: i quattro scenari possibili

Federazione dei Cristiano Popolari: Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha avviato le consultazioni al Quirinale con l’obiettivo di superare la crisi del 63esimo governo italiano indicando un nuovo premier dopo le dimissioni di Matteo Renzi, sconfitto al referendum costituzionale di domenica. Mattarella ieri ha accettato con riserva le dimissioni di Renzi e non ha mai fatto mistero di prediligere una soluzione di continuità. Gli scenari possibili a questo punto sono sostanzialmente tre: un Renzi-bis, un governo di responsabilità nazionale che arrivi a fine legislatura nel 2018, oppure un esecutivo sostenuto dall’attuale maggioranza che traghetti il Paese alle elezioni in primavera con un nuovo sistema elettorale.

Ecco gli scenari nei quali Mattarella dovrà muoversi per colmare il vuoto di potere entro il 15 dicembre:

- Un Renzi Bis? La prima ipotesi è invisa al premier uscente, che preferisce avere le mani libere per riorganizzare la sua rimonta da segretario del Pd. Ma il capo dello Stato potrebbe comunque chiedere a Renzi, dopo aver terminato il giro di consultazioni, di accettare un nuovo incarico.

- Incaricare un governo di responsabilità nazionale? Il secondo scenario è stato tracciato ieri dallo stesso Renzi: il Pd non teme il voto anticipato, che avverrebbe però senza una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato come ha chiesto Mattarella, ma con un sistema indicato dalla Corte Costituzionale. La Consulta, infatti, il 24 gennaio giudicherà la legittimità dell’Italicum, mentre per il Senato ha già indicato un sistema proporzionale. Per evitare il voto anticipato in queste condizioni, l’unica soluzione accettabile secondo Renzi è un governo di responsabilità nazionale con tutti gli altri partiti, che approvi una nuova legge elettorale e affronti gli appuntamenti rilevanti del 2017: dai G7 all’anniversario dei Trattati di Roma. Il leader del Pd sfida quindi le opposizioni vincitrici della battaglia referendaria (insieme a una fetta minoritaria del suo partito) a condividere il peso della crisi innescata dal voto. Porta chiusa da parte di Lega e M5s, che invocano elezioni subito, quale che sia la legge elettorale.
Grasso e Padoan in pole position per guidare il nuovo esecutivo.

- Un governo tecnico per traghettare il Paese alle elezioni? Il terzo scenario, forse il più plausibile, è quello di un governo tecnico o di scopo che abbia un orizzonte limitato di un paio di mesi, giusto il tempo per uniformare i due sistemi elettorali di Camera e Senato. Si potrebbe votare, considerando come primo passaggio obbligatorio il pronunciamento della Consulta sull’Italicum, tra la fine di marzo e i primi di aprile. I nomi in pole position per sostituire Renzi sono sempre quelli del presidente del Senato Pietro Grasso e quello del ministro dell’Economia Padoan.

- Voto anticipato? Lega e M5s vogliono andare al voto, Fi più cauta. Nella delegazione Dem (che sarà composta da Guerini, Rosato, Zanda, Orfini) non ci sarà Renzi. “Elezioni subito o il 17-18 dicembre scendiamo in piazza”, proclama intanto Matteo Salvini. E anche i Cinque stelle (in delegazione al Quirinale non ci sarà Beppe Grillo), paventando un accordo degli altri per fare una legge elettorale “contro” di loro, confermano la richiesta di voto anticipato con l’Italicum, dopo aver modificato la legge elettorale per il Senato. “Siamo pronti per il governo” dice Grillo dal suo blog. Silvio Berlusconi tiene Fi su una linea di responsabilità, con la disponibilità a sedersi a un tavolo per le riforme, ma non va per ora a vedere le carte della proposta di Renzi e si affida al ruolo di garanzia di Mattarella. Dal Pd la minoranza – ma non solo – invoca un governo che intervenga sull’Italicum e sulle priorità economico-sociali (dalle banche, che impensieriscono i mercati e l’Ue, al lavoro e alla scuola).

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